Cosa sei?

venerdì 13 luglio 2012

Londra, raw food e igienismo


Ehm, scusate... scusate la latitanza di due mesi. Sto cercando una buona scusa ma non ce ne sono effettivamente. La verità è che la mia permanenza londinese ha messo  duramente alla prova la mia veganità. Dunque... appena fatta la scelta veg, a Dicembre, a parte qualche piccola caduta, sono stata abbastanza brava e per almeno 3 mesi non ho assunto volontariamente formaggi o dolci contenenti uova e latticini. Dopodiché mi sono un po' lasciata andare finché non ho rivisto "Earthlings" e "Food Inc.", da quel momento mi sono ristabilizzata. Appena arrivata a Londra, il 6 maggio, credevo che sarei riuscita senza nessun problema a portare avanti la mia dieta ma, effettivamente, mi sbagliavo. Sono stata due mesi e mezzo in una famiglia, come ragazza alla pari e le uniche cose che avevo di fronte quando aprivo il frigorifero erano : Sour Cream, Double Cream, Burro, Latte, Crema al marscarpone, Formaggio Cheddar e, in un angolino remoto, un mazzetto di broccoletti ammosciati. Non che questi prodotti mi attirassero, anzi... ma quando la sera era il papà a cucinare almeno due di questi ingredienti erano sempre presenti... Potevo evitare di mangiare e cucinare il mio bel pasto vegano. Ma non l'ho fatto.  Vuoi per la mie scarse capacità culinarie, vuoi per il fatto che mi sentivo "diversa" (??), vuoi perché ogni volta che facevo qualche zuppa o insalata e ne offrivo al resto della famiglia i loro visi assumevano l'espressione di qualcuno a cui è stata applicata una molletta sulla bocca...
Mi sono lasciata tentare e mi sono accorta  che, più passavano i giorni, più diventava normale ricominciare a mangiare qualche pezzo di formaggio (anche se dopo mi sentivo un po' strana), croissant a colazione e pasta con la panna... Ho cominciato a bere moltissimo caffè e a sentire molto il bisogno di zuccheri all'improvviso... così mi trovavo a correre alla bottega più vicina per comprare un twix o un bounty. Orrore... C'è stata una settimana in cui credo di averne mangiato uno al giorno...
Poi di nascosto mi trovavo a sbirciare nei valori nutrizionali o negli ingredienti. Ma era troppo tardi e il senso di colpa non serviva ad evitare lo stesso errore il giorno seguente.

Insomma, sia per il fatto che qui la frutta e la verdura costano più della benzina , sia perché il padre non faceva altro che farmelo notare e anche per mia pigrizia, in questi due mesi ho mangiato poca verdura e pochissima frutta. Quando addentavo una mela mi sembrava di essere in paradiso... Ma non riuscivo a tornare sui miei passi. Sembra stupido ma mi sembrava di essere incatenata a dei binari che non potevo abbandonare... e mi ripetevo che ormai non ero più vegana. Nel frattempo continuavo a ragionarci su ma non mi sentivo in colpa.. .altrimenti non lo avrei fatto. Ma sono arrivata alla conclusione che l'ambiente e le persone che mi circondano, ma soprattutto la paura di essere giudicati fondamentalisti, mi ha portato ad abbandonare alcune delle mie scelte.

Finché... a fine Giugno, dopo due mesi, ho avuto la mia settimana di vacanza che ho passato con la famiglia arcoiris in Slovenia, in un posto d'incanto... e lì è avvenuta la svolta. In tutti i sensi. Ho incontrato persone meravigliose che hanno tolto la polvere che si era accumulata sul mio cuore, ricevuto abbracci in quantità dopo un'astinenza quasi totale di due mesi, ballato e cantato alla luna, camminato a piedi scalzi per tutto il tempo sulla terra, mi sono immersa nell'acqua fredda e trasparente del fiume che segna il vecchio confine tra Italia e Slovenia, visto decine di stelle cadenti, cucinato con tanti altri fratelli e sorelle in una cucina in mezzo al bosco.
E, in maniera quasi del tutto naturale, dopo il primo pasto (una zuppa di miglio carote, cavoli, cipolle e qualcos'altro) è sorta spontanea la voglia di mangiare crudo!
A un lato del cerchio ce n'era uno più piccolo che si serviva da una grande ciotola piena di roba tagliuzzata finemente e coloratissima.. era l'angolo RAW FOOD! Mi sono avvicinata e chiesto se il giorno successivo potessi mangiare con loro... erano circa in 9 e mi hanno accolto a braccia aperte. Così è cominciata la mia settimana del crudo. Di solito si mangiava frutta a pranzo e insalata la sera, con una salsa verdina che mi manca più dell'aria (benedetti siano Rambovich e Elisa)... era un impasto di crema di semi di zucca, crema di semi di girasole, succo di limone e acqua. Insomma... mangiavo circa due piatti per pasto e un frutto il mattino. Niente pane, niente pasta. Con questi ingressi di cibo, pur muovendomi molto, non avevo mai fame e mi sentivo addosso un'energia incredibile...
A livello emozionale lo scossone è stato molto forte. Mi sentivo molto più sensibile, a volte vulnerabile, altre forte come una leonessa... Leggera come una foglia e la maggior parte del tempo felice senza nessun motivo particolare. Naturalmente il contatto continuo con la natura e i quattro elementi è stato fondamentale... è stata una specie di cura...

Ho anche incontrato il caro Daniele, che mi ha aperto le porte di un mondo davvero interessante... quello dell' igienismo. Non sono in grado di parlarne in maniera esauriente perché non sono abbastanza preparata ma la voglia di provare è grande. Gli igienisti non usano nessun tipo di medicina perchè credono, e anche io ne sono fortemente convinta, che il corpo sia capace di guarire da solo, se noi lo mettiamo nelle condizioni ottimali per farlo. Gli unici metodi che usano gli igienisti per guarire da quasi tutti i tipi di malanno sono il digiuno, che può arrivare fino a 10 giorni, e una cura molto attenta dell'alimentazione. Sono praticamente vegani, alcuni crudisti altri no. Molti confondono l'igienismo con la dieta senza muco di Arnold Ehret, sono simili ma non la stessa cosa.
Tralaltro ho scoperto che un importante centro igienista si trova vicino Macerata, non ricordo esattamente dove. (Una signora con tanti din din, dopo essere guarita da una malattia molto grave in seguito alla dieta igienista, ha costruito un grande centro dove ogni anno si tiene il loro incontro nazionale).

Il nostro corpo è meraviglioso, ascoltiamolo. I dolori che spesso soffriamo e che vogliamo eliminare al più presto non sono soltanto importantissimi per capire cosa ci sta succedendo, ma anche la cura stessa. Il dolore è un messaggio e la risposta al nostro problema, è il nostro corpo che si è messo in funzione per cercare di auto guarirsi. Eliminando il dolore non eliminiamo il problema alla sua radice. Non facciamo altro che azzittire una voce che ci sta parlando e può salvarci, così facendo rischiamo che il problema si ingigantisca e si ripresenti anche dopo svariati anni, quando ormai è troppo tardi per essere gestito dal nostro organismo, che forse avrebbe potuto risolverlo se non avessimo preso quello stupido Aulin.

Se volete più informazioni sull' igienismo e volete parlarne con qualcuno che lo pratica da anni e è al corrente di tutti i più recenti studi sull'alimentazione, visitate questo sito...
http://igienismo-igienenaturale.blogspot.co.uk/
(Daniele, per qualsiasi imprecisione, correggimi pure nei commenti!)

Da quando sono tornata a Londra ho ricominciato a mangiare come dico io e la differenza nella mia energia sia fisica che psichica la posso sentire a livello macroscopico.
Di solito mangio frutta a colazione e the verde, ho eliminato quasi del tutto il caffè (prima ne prendevo anche 4 al giorno, adesso uno ogni tanto)e quasi del tutto gli alcolici (prima bevevo sempre almeno un bicchiere di vino a cena e me ne andavo a letto quasi sempre con la voce impastata), un frutto a metà mattinata, riso e insalata a pranzo o una zuppa di legumi (ma vorrei cominciare con i germogli) o cereali (molto raramente). Prediligo le lenticchie rosse e il bulgur o la quinoa.
A metà giornata un altro frutto o due e la sera un'insalata o solo frutta. Pochissimo pane, preferibilmente integrale o chapati. Pasta quasi zero. A volte sgarro, è normale, ma sento che mi sto avvicinando sempre di più a quella che voglio sia la mia dieta abituaria. Dopo qualche giorno in cui ho evitato dolci e dolcetti la voglia quasi scompare... li guardo quasi con orrore. E' strano... credo davvero che diano assuefazione... altrimenti non si spiega quello che mi è successo circa un mese fa, sembravo una drogata. E ho anche trovato un posto dove la frutta e la verdura costano pochissimo. Purtroppo il farmer market più vicino è lontanissimo.
Scusate... è stato un post lungo... in realtà avrei voglia di scrivere altro ma lo lascio per la prossima volta :)

mercoledì 9 maggio 2012

Aupèèèèer in London

Eccoci qua...
stavolta vi scrivo da Londra... sono atterrata pochi giorni fa.
Sono ufficialmente una ragazza Au Pair :)
Il papà delle ragazze di cui mi occupo, mi ha contattato attraverso il sito aupair world e la prima cosa che mi ha detto è stata "Spero non ti dispiaccia se noi mangiamo carne" !!!!
In Italia non si sa nemmeno cosa significhi vegano mentre qui la cultura veg(etari)ana è molto più diffusa...
Anche le ragazze, pur avendo solo 9 e 11 anni, sanno tutto a proposito e sono parecchio interessate a queste tematiche. Una di loro si rifiuta ad esempio di mangiare determinati tipi di carne... come l'anatra! :)
Insomma non ho avuto problemi di sorta anzi, mi sono trovata addirittura meglio da questo punto di vista...
Stasera pizza... non posso non usare la mozzarella... sennò che pizza è... ma presto mi attrezzerò :D

giovedì 5 aprile 2012

#9 - vegan party


E' possibile organizzare un party di laurea vegano!?
Le condizioni necessarie sono:
- amica amante della cucina vegan che fa praticamente tutto il lavoro per te e è ben felice di cucinare per ore(mentre tu, alternatamente, ti disperi, ripeti la tesi, lavi i piatti e dai consigli fuori luogo e/o rompi qualche oggetto di valore);

- mamma accomodante che continua, per una settimana prima dell'evento, a sperimentare intingoli, frittate di ceci e insalate di farro mentre tu dici "mhm, sì buono, potresti aggiungere questo codesto e quello...".
- amico che si laurea il tuo stesso giorno e amante della cucina che, appena baciato dalla commissione con un bel 110 e lode, corre ai fornelli.
- Amici che NON sanno che il menù sarà vegano.
- un luogo ameno.

Queste condizioni si sono tutte felicemente verificate e il mio vegan party di laurea ha avuto luogo :) Insieme a me festeggiava il mitico Fabius e quindi i piatti presenti non erano tutti prettamente veg ma la percentuale era abbastanza alta.

Le cuoche veg sono state: mia madre, la mia amica Daphne Keller, la nonnina, Fabius e la mamma di Fabius! Morale della favola: io ho fatto ben poco (per stavolta mi auto giustifico) ma ho avuto un sacco di spunti per cominciare ad avvicinarmi ai fornelli.

Il menù!

!! Frittata di ceci (acqua, farina di ceci, cipolla, menta. Padella antiaderente per non usare l'olio --- me lo sta
dettando mamma dalla cucina)
!! Radicchio di Treviso (quello dolce, saltato leggermente in padella con aceto balsamico, e condito con olio, sale e pepe: la fine del mondo!)
!! Gratin di verdure
!! Insalata di farro (farro, olive verdi, zucchine grigliate a pezzetti, pomodorini pachino, rucola)
!! Ciambelline al vino (Vino, zucchero, farina, vanillina, lievito, mandorle tostato, cioccolato fondente)
!! Pizza!
!! Spinaci (crudi, cotti con il limone - la ricetta originale di Alessia è anche con pinoli e grana padano)
!! Cous Cous (carote, zucchine, melanzana, salsa di pomodoro, e qualcos'altro che non ricordo...)
!! Pasta fredda (pomodorini, mais, olive, e altre cosette)

Non siamo riuscite a fare l'Humus (si può fare anche solo con ceci, tahini, aglio senza usare lo yogurt) ma abbiamo proposto una crema buonissima (ho ceduto e l'ho provata) non veg, la PAZAROSALATA, che ha stupito tutti per il suo colore e bontà! (rape, yogurt greco, aglio. Mi si corregga se sbaglio! Tutto passato al mixer).

Grazie a tutti per il meraviglioso pomeriggio! E' stato tutto perfetto...


mercoledì 7 marzo 2012

Lella e Fabio dei Troglodita Tribe -


Un' intervista ai mitici Lella e Fabio, di cui ho parlato nel post di apertura del blog. Vegani da 10 anni e scrittori, hanno fondato la Troglodita Tribe S.p.a.f (Società per azioni felici).
Incontrati "per caso", in 5 minuti mi hanno cambiato la vita. Grazie anche per i meravigliosi libelli di editoria creativa casalinga, per avermi fatto appassionare alla carta da buttare (da qualche tempo anche mio fratello si cimenta in creazioni strampalate), per la vostra grande sensibilità e soprattutto per portare avanti con tenacia e gioia una lotta che incontra sempre più ascoltatori, quella dell' Antispecismo.

Qui l'articolo di Mauro Peroni (compagno di viaggio del magazine Via Libera) che è andato a trovarli a Castel San Venanzo, vicino Serrapetrona e li ha intervistati.

PS: da qualche tempo curano anche il sito TROGLOVEGAN !

lunedì 5 marzo 2012

#8 - Melanie Joy e il carnismo





Mi dispiace non aver scritto per tanto tempo, ma la tesi mi sta impappando il cervello...
Stamattina, prima di rimettermi a scrivere volevo riaggiornarmi.
Punto della situazione!
Ultimamente devo ammettere di aver qualche volta sforato: un bisogno spasmodico di cioccolato schifoso delle macchinette automatiche mi ha
fatto "cadere" un paio di volte, altre mi sono semplicemente adattata ad alcune situazioni o ho preferito cedere e non contrapporre troppa violenza al bisogno di pizza margherita che si affacciava prepotentemente... ma le poche volte che è successo, poi, mi sono sentita così pesante e gonfia che mi sono pentita amaramente. Perché se mangio 3 mele non sto così!?
Ieri ad esempio è stato il cinquantesimo compleanno di una mia zia e naturalmente mi sono adattata, anche perché altrimenti avrei potuto mangiare soltanto arachidi e patatine ma la sera l' ernia iatale si è risvegliata, ricordandomi quanto sto bene (anzi meglio!) anche senza.

Ieri, per caso, Pinterest mi ha fatto imbattere in una conferenza di tale Melanie Joy, che purtroppo è in inglese e senza sottotitoli ma è molto chiara e comprensibile, della quale mi sono semplicemente innamorata. "Melanie Joy. Carnism: the Psychology of eating meat"
La consiglio a chiunque. Quello che mi ha colpito di più è che ha spiegato esattamente quello che è successo anche a me, soprattutto a livello di sensibilità, dopo aver smesso di mangiare carne. Melanie parla di un gap! Ovvero di una specie di disconnessione, di un salto di coscienza che avviene ogni volta che mangiamo la carne. Nella maggior parte dei casi, i mangiatori di carne non fanno la connessione mentale che permette di riconoscere che la carne che è nel loro piatto una volta era un essere vivente, che provava sentimenti, correva, aveva figli, ecc... c'è una specie di passaggio, che per me è diventato naturale solo dopo essere diventata vegetariana, addirittura parecchio tempo dopo aver smesso di mangiare carne e pesce, che la maggior parte della gente non compie, o non vuole compiere, riconoscendo che quella carne nel loro piatto non è affatto necessaria alla loro sopravvivenza, e con essa la violenza e il dolore che ce l'ha portata.
Di questo gap era consapevole anche Plutarco, vissuto nel I secolo d.C. :) qui potete leggere il suo saggio "Contro chi mangia carne".

E qui il video di Melanie Joy, di cui vi parlavo sopra. Il video è recentissimo, addirittura del mese passato, e appunto parla della psicologia su cui si appoggia il carnismo (e anche, argomento che toccherà molti! Di quanto sia differente la sensibilità che provamo per alcuni tipi di animali e la completa indifferenza per altri!)
Mi piacerebbe riuscire a tradurlo per intero e inserire i sottotitoli in italiano, perché credo che sia un documento importante... se qualcuno crede di potermi/volermi aiutare fatevi vivi.

venerdì 10 febbraio 2012

Isn't it hard to go vegan?


It can be, especially if you hold yourself to too high a standard at first. The important thing is to make changes you feel comfortable with, at your own pace. While reducing your consumption of animal products completely may be ideal, any reduction is a step in the right direction. Here's what Matt Ball, a long-time vegan advocate has written:

"The vegan lifestyle is an ongoing progression.
Everyone should go at their own pace and remember that all steps towards veganism are positive. It is most important to focus on avoiding the products for which animals are bred and slaughtered. Animal by-products will exist as long as there is a demand for primary meat and dairy products. When it comes to avoiding items that contain small amounts of byproducts, vegans must decide for themselves where to draw the line. Some vegans will adjust their level of abstinence according to the circumstances. For example, as a consumer, you might make sure the bread you buy is not made with whey; but as a dinner guest, you may accept bread without asking to see the ingredients. These types of compromises can actually hasten the spread of veganism, in that they help counter the attitude that it's very hard to be vegan."


martedì 7 febbraio 2012

Uno CookBook : vegan recipes!


Tumblr e le sue piacevoli sorprese, ho scoperto un blog di ricette vegane... e che ricette!








Compendio di ricette di cucina vegana a base di alimenti autotrofi ed eterotrofi da assumere come attività fisiologica in risposta a stimoli fisici e psichici quali fame ed appetito
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A compendium of vegan recipes using autotrophic and heterotrophic ingredients to adopt as physiological activity in response to physical and psychological stimuli such as hunger and appetite



sabato 28 gennaio 2012

UNA SCELTA SOCIALE - food versus feed



Secondo i dati della FAO del 2009, oltre un miliardo di individui nel mondo, un sesto dell'umanità, soffre la fame. Mentre queste persone non hanno cibo a sufficienza, un altro miliardo consuma carne in maniera smodata.

E' questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L'attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrienti necessari.

Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali, con un grave spreco e ridistribuire le risorse in modo equo.

Il problema della ridistribuzione delle risorse non è causato soltanto dallo spreco dovuto allo smodato consumo di carne da parte dei paesi ricchi, è sicuramente più ampio, ma questi specifici sprechi vi contribuiscono in maniera significativa.

Nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l'allevamento intensivo del bestiame, bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta squilibrata del Nord del mondo, dove l'emergenza sanitaria è ormai costituita dall'obesità e da tutte le malattie connesse alla sovralimentazione e all'eccessivo consumo di prodotti animali, mentre il Sud del mondo si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi figli.

Alla domanda "possiamo fare davvero qualcosa come singoli per arrivare a un consumo sostenibile?" la risposta giusta è "Certo, non solo, ma quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!". E' questa, la via da seguire: modificare le nostre abitudini alimentari per avere un impatto ambientale e sociale molto minore.

Il fattore "cibo" è il più "potente": e' stato pubblicato nell'aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology, un articolo di due ricercatori della Carnegie Mellon University "Chilometri-cibo e relativo impatto sul clima delle scelte alimentari negli Stati Uniti" [1]. In esso, gli scienziati spiegano che gli studi sul "consumo sostenibile" offrono ai consumatori un numero sempre crescente di informazioni relative all'impatto sull'ambiente in generale, e sul clima in particolare, delle loro scelte di consumo. Molti di questi studi hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti. Di questi tre fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente", perché

1. è quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto.

2. Ha il maggior livello di scelta personale, perché non dipende dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di energia alternative, ecc. Sul che cosa mangiare il singolo consumatore ha pieno potere.

3. Si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

Fonti:

[1] Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food Choices in the United States, Christopher L. Weber, and H. Scott Matthews, Environmental Science and Technology, April 2008.

fonte : http://www.saicosamangi.info/sociale/

l' olocausto animale

"Da ebreo cristiano cresciuto in una quartiere pieno di sopravissuti dell'Olocausto e di gente che ha perduto i suoi cari, non penso di banalizzare il loro dolore. Ma non sono forse i macelli, gli allevamenti intensivi e i laboratori di ricerca, così accuratamente nascosti alla nostra vista, le Auschwitz di oggi? Dolore, violenza e sofferenza sono più accettabili solo perché inflitti ad animali innocenti che a persone innocenti?"
- Steward David, sopravissuto all'Olocausto nazista, attivista per i diritti degli animali

lunedì 16 gennaio 2012

aneddoti - il nonnio (omaggio a tiziano scarpa)

- Ngilì (Angelita, ovvero mia nonna ndr), quant' oe (uova) ci stava jò ccasa vecchia.
- Pè, no lo saccio, na dozzina.
- ma che ddici, se ci ni stava vendi!
- Allora se lo sai che me lo chiedi a fà.

- Nonnio, quante gagline ci sta jjò ccasa vecchia?
- cingue, sei...
- Nonnio, ma quant'oe fa na gaglina?
- bbè, dipende.
- Da che dipende?
- ...
- Nonnio, ma a un certo punto la gaglina smette de fà l'oe?
- certo che smette, quando perde le piume, smette.
- e ogni quando le perde, nonnio?
- rgfrgfgrgklmln... na ota all' anno.
- e dopo quanto je rcresce nonnio?
- MMò ME TTE LO FAI Dì! (espressione tipica marchigiana quando si è stizziti) due, tre mmesi.
- e dopo rcumincia?
- rcumincia... sci. Dòpo però te la magni, quanno no le fa più.


Ecco, nonno è una vita che fa la pista, le sarsicce, la porchetta, la coppa, che mmazza li puji e le gagline... lui è uno che davvero - come dice Plutarco - ha il coraggio di procurarsi la carne che mangia con le proprie mani. Non lo condivido ma è comuunque meno distruttivo. E comunque ha una sua sensibilità, che gli impedisce ormai da tempo di prendere altri tipi di animali perché non riesce più a farli fuori...se ne sta in questa casetta che si è costruito negli anni, su un terreno preso in prestito al comune, senza chiedere niente a nessuno, semplicemente ha cominciato a coltivarselo.

Quanti di voi, oggi, riuscirebbero ad ammazzare un maiale?

domenica 15 gennaio 2012

UNA SCELTA ETICA


Ieri ho comprato il volume "Il Veganismo" della collana Xenia Tascabili, conoscerete forse questi manualetti per il loro formato discreto e il colore giallino malato.
Di tanto in tanto trascriverò qui qualche brano perché sono esemplificativi e chiari.

UNA SCELTA ETICA

Chi sceglie di essere vegan per motivi etici, lo fa per evitare tutto ciò che può comportare morte e sofferenza per gli animali, perché riconosce questi ultimi come esseri senzienti.
Nei moderni allevamenti intensivi, infatti, gli animali sono costretti a vivere legati o chiusi in gabbie sovraffollate, incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati della più piccola libertà di movimento. Prima di essere uccisi, vengono tarpati dai loro naturali istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a farmaci antibiotici, per prevenire le malattie, e ormoni, per velocizzarne la crescita. Sono sottoposti ad un' illuminazione continua, che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti innaturali, costretti a respirare un' aria satura di gas tossici, anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera d' ossigeno.
Gli animali sfruttati negli allevamenti, oltre a mostrare gravi patologie organiche e psicologiche, subiscono menomazioni e manipolazioni genetiche. La loro morte è precedute da trasporti lunghi ed estenuanti verso i mattatoi. Stipati nei camion, senza potersi muovere, senza poter bere o mangiare, soffrendo il caldo o le intemperie, arrivano al macello in gravi condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi.
Qui, a causa della rapidità delle linee di macellazione spesso vengono storditi in maniera non corretta e sono quindi coscienti quando vengono uccisi.



giovedì 5 gennaio 2012

case ecosostenibili


Comincio a pensarci seriamente... non so se avrò mai una casa,
una fissa dimora, ma credo sia naturale, un pensiero fisso dell' uomo sedentario.
Il mio nido sarà accogliente, caldo, con un fuoco al centro e chissà se di paglia o sopra un albero...

lunedì 2 gennaio 2012

#7 - Matrimoni chettepòzzino


Questa era una postilla del post precedente, ma ho deciso di farne uno a parte.

A capodanno ho deciso di lavorare... un matrimonio in villa: lampadari da ottantamila euro, pellicce, profumi e fiumi di alcool per aver dimenticato di aver speso tutti i quattrini.
Si è gozzovigliato fino alle 2 e dopo dolce, frutta e caffè si è deciso di riproporre lenticchia e zampone, che povere facce disgustate trangugiavano sperando che quei teneri chicchetti si tramuteranno in tanti bei din din.

Scrivo perché lo spreco, ai matrimoni, è da brivido.
Vedere quanto cibo INTATTO viene cestinato mi fa male.
Ad una cerimonia, con quantità così elevate di portate e ritmi tanto serrati non è possibile salvare il salvabile.
Vedere aragoste spaccate a metà, doverle riportare non mangiate in cucina dalla sala e poi doverle buttare nel cestino per un' aspirante vegana è stato troppo.
Animali che sono morti inutilmente, morti agonizzando per provare la loro freschezza e passati dal forno, al piatto, al cestino.

Ho provato a recuperare qualcosa da portare alla dozzina di gatti di mio nonno, ma la puzza era insopportabile e non sono riuscita a caricare il sacchetto in macchina.

Non è solo per tutti gli animali mangiati o meno. Anche per loro sì, ma soprattutto per lo spreco indicibile : PORCA MISERIA NON è PIù SOSTENIBILE!
I mari si stanno svuotando! I pescatori stanno razziando gli ultimi pesciolini rimasti!
Stiamo uccidendo poco a poco la Terra...lo capite onnò? (per dirne un'altra : Secondo la FAO, la perdita netta di foreste -ossia sottraendo le nuove piantagioni- è stimata intorno a 7,3 milioni di ettari l'anno, pari a ventimila ettari al giorno)

Quindi un Appello!

Se state per sposarvi o conoscete qualcuno in procinto di farlo : pensate due volte a come organizzare il pranzo! Se volete un catering potreste pretendere chiarezza, che vengano evitati gli sprechi, che sia usato cibo di qualità e prodotti locali, si può chiedere di mettere da parte tutti gli avanzi, fare un pranzo con meno portate e meno frenetico in modo da rimettere in moto la cucina solo se la gente ha ancora fame (in questo senso sarebbe anche bello chiedere per alzata di mano chi ancora ne rivuole :)... tutto questo vi sembra assurdo soltanto perché non è stato mai fatto, solo perché lo standard del matrimonio riuscito prevede sveltezza e abbondanza... si pensa:Tanto è una volta nella vita! Ma insieme a voi si sposano altri milioni di persone!!! Lo sanno bene i camerieri che fanno le stagioni...porcapupazza non si può fare un BUFFET!?


DIVENTIAMO RESPONSABILI!
acciderba.

E se volete fare ancora di più che evitare gli sprechi
tié : qui un sito per matrimoni ecologici e sostenibili!

( il secondo è un più sciccoso, prova che ce n'è per tutti i gusti)





domenica 1 gennaio 2012

#6 - MUCCHE FELICI


Sto scoprendo quanto può essere dura,
essere vegani e allo stesso tempo coerenti con le scelte che si fanno,
specialmente in Italia. Specialmente a Monte San Giusto.
Specialmente in concomitanza con feste e controfeste.

Ho ceduto qualche volta ma non ne faccio un dramma, sono consapevole di essere in un periodo di transizione,
non sono sempre convinta di riuscirci ma sono profondamente convinta che sia giusto.

Tante riflessioni durante la giornata,
dovrei scrivere più spesso.

Oggi ad esempio mio fratello vede una pubblicità della tre valli, con una mucca dolcissima e un bambino sorridente che la abbraccia e fa "Mamma guarda che carini!"
Una foto ad hoc, che ispira fiducia e fa pensare a quanto la mucca sia felice di donarci il suo latte (che sarebbe spettato di dovere al suo vitello, ma noi il vitello ce lo mangiamo!). Nelle menti dei bambini - e non- c'è ancora il mungitore che tira fuori il latte a suon di strizzatine alle mammelle, del secchio di legno, del contadino buono che ama i suoi animali.
Pubblicità ingannevole: perché sui tetrapak non appiccicano i veri occhi delle mucche che per una vita sono costrette in spazi angusti con un ciuccialatte meccanico ad ogni mammella?
Perché non vi fanno vedere il sangue che si mescola al latte? Perché non dicono che vengono inseminate artificialmente a ciclo continuo e possono vedere solo per poche ore i loro piccoli, giusto per stimolare la produzione del latte? Le cosiddette "mucche a terra", che letteralmente crollano - stremate da carenze di calcio, malattie e condizioni igieniche pietose - a quel punto vengono trascinate al macello.

"Questo sovrasfruttamento fa sì che spesso le mucche abbiano circa 2-4 vitelli prima di
cominciare ad accusare problemi di salute cronici, o sterilità, diventando “mucche da riforma”
ed essere mandate al macello."

"I cuccioli sono allontanati dalla madre dopo 1-3 giorni dalla nascita, ma continuano a cercarla per molto tempo dopo la separazione"

"Altra patologia frequente delle mucche da latte è l’insorgenza di mastiti: dolorosa infezione
batterica delle mammelle le cui cause principali sono costituite dalle macchine per la mungitura
automatica e dalle scarse condizioni igieniche degli allevamenti.
Si ritiene che ogni anno siano
utilizzate milioni di dosi di antibiotici (spesso penicellina) per curare questa patologia, con
enormi costi finanziari.
"


Se volete il problema può essere affrontato da due punti di vista, quello della qualità del cibo che si manda giù e della sofferenza dell' animale, a questo punto si può scegliere di affidarsi a un contadino di fiducia, a un gruppo d'acquisto solidale o a un Farmer Market (per inciso, ce n'è uno a Civitanova) e il problema è risolto, ma il secondo punto è "chi ci dà il diritto di fare tutto questo?", secondo quale principio ci arroghiamo il diritto di inseminare una mucca, rubarle il figlio, ammazzarlo, rubarle il latte (bbono, andate a vedere lo stabilimento a Corridonia e poi ci ripensate due volte) e poi ammazzare pure lei?


Appello:
Ci sta che di latte, latticini, yogurt e dolcetti non possiate ancora fare a meno.
Ma almeno pretendete la qualità del cibo che mangiate, informatevi su quello che ci finisce nello stomaco che è in fondo quello che diventate (un buon documentario da guardare in proposito potrebbe essere FOOD INC.)