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sabato 28 gennaio 2012

UNA SCELTA SOCIALE - food versus feed



Secondo i dati della FAO del 2009, oltre un miliardo di individui nel mondo, un sesto dell'umanità, soffre la fame. Mentre queste persone non hanno cibo a sufficienza, un altro miliardo consuma carne in maniera smodata.

E' questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L'attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrienti necessari.

Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali, con un grave spreco e ridistribuire le risorse in modo equo.

Il problema della ridistribuzione delle risorse non è causato soltanto dallo spreco dovuto allo smodato consumo di carne da parte dei paesi ricchi, è sicuramente più ampio, ma questi specifici sprechi vi contribuiscono in maniera significativa.

Nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l'allevamento intensivo del bestiame, bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta squilibrata del Nord del mondo, dove l'emergenza sanitaria è ormai costituita dall'obesità e da tutte le malattie connesse alla sovralimentazione e all'eccessivo consumo di prodotti animali, mentre il Sud del mondo si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi figli.

Alla domanda "possiamo fare davvero qualcosa come singoli per arrivare a un consumo sostenibile?" la risposta giusta è "Certo, non solo, ma quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!". E' questa, la via da seguire: modificare le nostre abitudini alimentari per avere un impatto ambientale e sociale molto minore.

Il fattore "cibo" è il più "potente": e' stato pubblicato nell'aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology, un articolo di due ricercatori della Carnegie Mellon University "Chilometri-cibo e relativo impatto sul clima delle scelte alimentari negli Stati Uniti" [1]. In esso, gli scienziati spiegano che gli studi sul "consumo sostenibile" offrono ai consumatori un numero sempre crescente di informazioni relative all'impatto sull'ambiente in generale, e sul clima in particolare, delle loro scelte di consumo. Molti di questi studi hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti. Di questi tre fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente", perché

1. è quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto.

2. Ha il maggior livello di scelta personale, perché non dipende dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di energia alternative, ecc. Sul che cosa mangiare il singolo consumatore ha pieno potere.

3. Si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

Fonti:

[1] Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food Choices in the United States, Christopher L. Weber, and H. Scott Matthews, Environmental Science and Technology, April 2008.

fonte : http://www.saicosamangi.info/sociale/

l' olocausto animale

"Da ebreo cristiano cresciuto in una quartiere pieno di sopravissuti dell'Olocausto e di gente che ha perduto i suoi cari, non penso di banalizzare il loro dolore. Ma non sono forse i macelli, gli allevamenti intensivi e i laboratori di ricerca, così accuratamente nascosti alla nostra vista, le Auschwitz di oggi? Dolore, violenza e sofferenza sono più accettabili solo perché inflitti ad animali innocenti che a persone innocenti?"
- Steward David, sopravissuto all'Olocausto nazista, attivista per i diritti degli animali

lunedì 16 gennaio 2012

aneddoti - il nonnio (omaggio a tiziano scarpa)

- Ngilì (Angelita, ovvero mia nonna ndr), quant' oe (uova) ci stava jò ccasa vecchia.
- Pè, no lo saccio, na dozzina.
- ma che ddici, se ci ni stava vendi!
- Allora se lo sai che me lo chiedi a fà.

- Nonnio, quante gagline ci sta jjò ccasa vecchia?
- cingue, sei...
- Nonnio, ma quant'oe fa na gaglina?
- bbè, dipende.
- Da che dipende?
- ...
- Nonnio, ma a un certo punto la gaglina smette de fà l'oe?
- certo che smette, quando perde le piume, smette.
- e ogni quando le perde, nonnio?
- rgfrgfgrgklmln... na ota all' anno.
- e dopo quanto je rcresce nonnio?
- MMò ME TTE LO FAI Dì! (espressione tipica marchigiana quando si è stizziti) due, tre mmesi.
- e dopo rcumincia?
- rcumincia... sci. Dòpo però te la magni, quanno no le fa più.


Ecco, nonno è una vita che fa la pista, le sarsicce, la porchetta, la coppa, che mmazza li puji e le gagline... lui è uno che davvero - come dice Plutarco - ha il coraggio di procurarsi la carne che mangia con le proprie mani. Non lo condivido ma è comuunque meno distruttivo. E comunque ha una sua sensibilità, che gli impedisce ormai da tempo di prendere altri tipi di animali perché non riesce più a farli fuori...se ne sta in questa casetta che si è costruito negli anni, su un terreno preso in prestito al comune, senza chiedere niente a nessuno, semplicemente ha cominciato a coltivarselo.

Quanti di voi, oggi, riuscirebbero ad ammazzare un maiale?

domenica 15 gennaio 2012

UNA SCELTA ETICA


Ieri ho comprato il volume "Il Veganismo" della collana Xenia Tascabili, conoscerete forse questi manualetti per il loro formato discreto e il colore giallino malato.
Di tanto in tanto trascriverò qui qualche brano perché sono esemplificativi e chiari.

UNA SCELTA ETICA

Chi sceglie di essere vegan per motivi etici, lo fa per evitare tutto ciò che può comportare morte e sofferenza per gli animali, perché riconosce questi ultimi come esseri senzienti.
Nei moderni allevamenti intensivi, infatti, gli animali sono costretti a vivere legati o chiusi in gabbie sovraffollate, incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati della più piccola libertà di movimento. Prima di essere uccisi, vengono tarpati dai loro naturali istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a farmaci antibiotici, per prevenire le malattie, e ormoni, per velocizzarne la crescita. Sono sottoposti ad un' illuminazione continua, che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti innaturali, costretti a respirare un' aria satura di gas tossici, anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera d' ossigeno.
Gli animali sfruttati negli allevamenti, oltre a mostrare gravi patologie organiche e psicologiche, subiscono menomazioni e manipolazioni genetiche. La loro morte è precedute da trasporti lunghi ed estenuanti verso i mattatoi. Stipati nei camion, senza potersi muovere, senza poter bere o mangiare, soffrendo il caldo o le intemperie, arrivano al macello in gravi condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi.
Qui, a causa della rapidità delle linee di macellazione spesso vengono storditi in maniera non corretta e sono quindi coscienti quando vengono uccisi.



giovedì 5 gennaio 2012

case ecosostenibili


Comincio a pensarci seriamente... non so se avrò mai una casa,
una fissa dimora, ma credo sia naturale, un pensiero fisso dell' uomo sedentario.
Il mio nido sarà accogliente, caldo, con un fuoco al centro e chissà se di paglia o sopra un albero...

lunedì 2 gennaio 2012

#7 - Matrimoni chettepòzzino


Questa era una postilla del post precedente, ma ho deciso di farne uno a parte.

A capodanno ho deciso di lavorare... un matrimonio in villa: lampadari da ottantamila euro, pellicce, profumi e fiumi di alcool per aver dimenticato di aver speso tutti i quattrini.
Si è gozzovigliato fino alle 2 e dopo dolce, frutta e caffè si è deciso di riproporre lenticchia e zampone, che povere facce disgustate trangugiavano sperando che quei teneri chicchetti si tramuteranno in tanti bei din din.

Scrivo perché lo spreco, ai matrimoni, è da brivido.
Vedere quanto cibo INTATTO viene cestinato mi fa male.
Ad una cerimonia, con quantità così elevate di portate e ritmi tanto serrati non è possibile salvare il salvabile.
Vedere aragoste spaccate a metà, doverle riportare non mangiate in cucina dalla sala e poi doverle buttare nel cestino per un' aspirante vegana è stato troppo.
Animali che sono morti inutilmente, morti agonizzando per provare la loro freschezza e passati dal forno, al piatto, al cestino.

Ho provato a recuperare qualcosa da portare alla dozzina di gatti di mio nonno, ma la puzza era insopportabile e non sono riuscita a caricare il sacchetto in macchina.

Non è solo per tutti gli animali mangiati o meno. Anche per loro sì, ma soprattutto per lo spreco indicibile : PORCA MISERIA NON è PIù SOSTENIBILE!
I mari si stanno svuotando! I pescatori stanno razziando gli ultimi pesciolini rimasti!
Stiamo uccidendo poco a poco la Terra...lo capite onnò? (per dirne un'altra : Secondo la FAO, la perdita netta di foreste -ossia sottraendo le nuove piantagioni- è stimata intorno a 7,3 milioni di ettari l'anno, pari a ventimila ettari al giorno)

Quindi un Appello!

Se state per sposarvi o conoscete qualcuno in procinto di farlo : pensate due volte a come organizzare il pranzo! Se volete un catering potreste pretendere chiarezza, che vengano evitati gli sprechi, che sia usato cibo di qualità e prodotti locali, si può chiedere di mettere da parte tutti gli avanzi, fare un pranzo con meno portate e meno frenetico in modo da rimettere in moto la cucina solo se la gente ha ancora fame (in questo senso sarebbe anche bello chiedere per alzata di mano chi ancora ne rivuole :)... tutto questo vi sembra assurdo soltanto perché non è stato mai fatto, solo perché lo standard del matrimonio riuscito prevede sveltezza e abbondanza... si pensa:Tanto è una volta nella vita! Ma insieme a voi si sposano altri milioni di persone!!! Lo sanno bene i camerieri che fanno le stagioni...porcapupazza non si può fare un BUFFET!?


DIVENTIAMO RESPONSABILI!
acciderba.

E se volete fare ancora di più che evitare gli sprechi
tié : qui un sito per matrimoni ecologici e sostenibili!

( il secondo è un più sciccoso, prova che ce n'è per tutti i gusti)





domenica 1 gennaio 2012

#6 - MUCCHE FELICI


Sto scoprendo quanto può essere dura,
essere vegani e allo stesso tempo coerenti con le scelte che si fanno,
specialmente in Italia. Specialmente a Monte San Giusto.
Specialmente in concomitanza con feste e controfeste.

Ho ceduto qualche volta ma non ne faccio un dramma, sono consapevole di essere in un periodo di transizione,
non sono sempre convinta di riuscirci ma sono profondamente convinta che sia giusto.

Tante riflessioni durante la giornata,
dovrei scrivere più spesso.

Oggi ad esempio mio fratello vede una pubblicità della tre valli, con una mucca dolcissima e un bambino sorridente che la abbraccia e fa "Mamma guarda che carini!"
Una foto ad hoc, che ispira fiducia e fa pensare a quanto la mucca sia felice di donarci il suo latte (che sarebbe spettato di dovere al suo vitello, ma noi il vitello ce lo mangiamo!). Nelle menti dei bambini - e non- c'è ancora il mungitore che tira fuori il latte a suon di strizzatine alle mammelle, del secchio di legno, del contadino buono che ama i suoi animali.
Pubblicità ingannevole: perché sui tetrapak non appiccicano i veri occhi delle mucche che per una vita sono costrette in spazi angusti con un ciuccialatte meccanico ad ogni mammella?
Perché non vi fanno vedere il sangue che si mescola al latte? Perché non dicono che vengono inseminate artificialmente a ciclo continuo e possono vedere solo per poche ore i loro piccoli, giusto per stimolare la produzione del latte? Le cosiddette "mucche a terra", che letteralmente crollano - stremate da carenze di calcio, malattie e condizioni igieniche pietose - a quel punto vengono trascinate al macello.

"Questo sovrasfruttamento fa sì che spesso le mucche abbiano circa 2-4 vitelli prima di
cominciare ad accusare problemi di salute cronici, o sterilità, diventando “mucche da riforma”
ed essere mandate al macello."

"I cuccioli sono allontanati dalla madre dopo 1-3 giorni dalla nascita, ma continuano a cercarla per molto tempo dopo la separazione"

"Altra patologia frequente delle mucche da latte è l’insorgenza di mastiti: dolorosa infezione
batterica delle mammelle le cui cause principali sono costituite dalle macchine per la mungitura
automatica e dalle scarse condizioni igieniche degli allevamenti.
Si ritiene che ogni anno siano
utilizzate milioni di dosi di antibiotici (spesso penicellina) per curare questa patologia, con
enormi costi finanziari.
"


Se volete il problema può essere affrontato da due punti di vista, quello della qualità del cibo che si manda giù e della sofferenza dell' animale, a questo punto si può scegliere di affidarsi a un contadino di fiducia, a un gruppo d'acquisto solidale o a un Farmer Market (per inciso, ce n'è uno a Civitanova) e il problema è risolto, ma il secondo punto è "chi ci dà il diritto di fare tutto questo?", secondo quale principio ci arroghiamo il diritto di inseminare una mucca, rubarle il figlio, ammazzarlo, rubarle il latte (bbono, andate a vedere lo stabilimento a Corridonia e poi ci ripensate due volte) e poi ammazzare pure lei?


Appello:
Ci sta che di latte, latticini, yogurt e dolcetti non possiate ancora fare a meno.
Ma almeno pretendete la qualità del cibo che mangiate, informatevi su quello che ci finisce nello stomaco che è in fondo quello che diventate (un buon documentario da guardare in proposito potrebbe essere FOOD INC.)